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Guida Completa al Calcolo dell'IVA in Italia (2026)

L'Imposta sul Valore Aggiunto è la principale imposta indiretta italiana, applicata sulla cessione di beni e la prestazione di servizi. Capire come funziona è fondamentale per imprenditori, freelance e commercialisti.

Chi deve applicare l'IVA

L'IVA va applicata da tutti i soggetti con partita IVA in regime ordinario o semplificato. Sono esenti i contribuenti in regime forfettario (art. 1 c.54-89 L. 190/2014), che emettono fattura senza IVA con la dicitura «operazione non soggetta a IVA ai sensi dell'art. 1 c.58 L. 190/2014». Anche le operazioni esenti (art. 10 DPR 633/72) — come prestazioni sanitarie, assicurazioni e operazioni finanziarie — non prevedono addebito IVA.

Le 4 aliquote IVA italiane nel dettaglio

22% — Ordinaria. Si applica alla maggior parte dei beni e servizi: elettronica, abbigliamento, consulenze professionali, carburante, ristorazione con servizio al tavolo.
10% — Ridotta. Alimentari lavorati (carne, pesce, formaggi), farmaci da banco, ristrutturazioni edilizie (su lavori, non materiali), energia elettrica e gas per uso domestico, alberghi e ristorazione.
5% — Super-ridotta. Erbe aromatiche fresche, prestazioni socio-sanitarie di cooperative, servizi di assistenza domiciliare.
4% — Minima. Beni di prima necessità: pane, pasta, latte, frutta, verdura, libri (cartacei e digitali dal 2020), giornali, ausili per disabili, prima casa (IVA su acquisto da costruttore).

Split Payment: come funziona in pratica

Lo split payment (art. 17-ter DPR 633/72) si applica quando il cliente è una Pubblica Amministrazione, un ente pubblico o una società controllata dalla PA. Il meccanismo:

  1. Il fornitore emette fattura con IVA esposta (es. €1.000 + €220 IVA = €1.220)
  2. La PA paga al fornitore solo l'imponibile (€1.000)
  3. La PA versa l'IVA (€220) direttamente all'Erario tramite F24 entro il 16 del mese successivo
  4. Il fornitore registra la fattura con annotazione «scissione dei pagamenti»

Risultato: il fornitore incassa meno ma non ha debito IVA. La PA garantisce che l'IVA arrivi allo Stato.

Reverse Charge: settori e obblighi

Il reverse charge (art. 17 c.6 DPR 633/72) inverte l'obbligo di versamento IVA: è l'acquirente a doverla calcolare e versare. Si applica obbligatoriamente in:

  • Edilizia — subappalti nel settore costruzioni
  • Pulizia edifici — servizi di facility management
  • Rottami e materiali di recupero
  • Energia e gas — cessioni tra operatori
  • Cellulari e microprocessori — oltre €10.000 per transazione
  • Operazioni B2B intracomunitarie — acquisti da fornitori UE

L'acquirente effettua la doppia registrazione: IVA a debito nel registro vendite e IVA a credito nel registro acquisti. L'effetto netto è zero, ma l'obbligo di compliance grava sull'acquirente.

IVA Intracomunitaria: guida passo passo

Per le cessioni B2B tra soggetti con partita IVA in paesi UE diversi:

  1. Verifica la partita IVA del cliente estero sul sistema VIES della Commissione Europea
  2. Emetti fattura senza IVA con la dicitura «operazione non imponibile art. 41 DL 331/93»
  3. Indica il numero di partita IVA di entrambe le parti sulla fattura
  4. Presenta il modello Intrastat entro il 25 del mese successivo (mensile se superi €50.000/trimestre, altrimenti trimestrale)
  5. L'acquirente estero integra la fattura con la propria aliquota nazionale e la registra in doppia annotazione

Errori comuni nel calcolo dell'IVA

  • Scorporo errato: dividere per 0,22 invece che per 1,22. Il divisore corretto è sempre (1 + aliquota)
  • Aliquota sbagliata: applicare il 22% a beni con aliquota ridotta (es. alimentari al 10% o 4%)
  • Dimenticare l'Intrastat: le cessioni intra-UE senza Intrastat generano sanzioni da €500 a €1.000
  • Reverse charge non applicato: emettere fattura con IVA dove serve il reverse charge è un errore formale sanzionabile
  • Split payment su soggetti non PA: verificare sempre che il cliente sia effettivamente soggetto allo split

Domande frequenti

Come si calcola l'IVA su un importo?

Per aggiungere l'IVA, moltiplica l'imponibile per l'aliquota (es. 22%) e somma il risultato all'imponibile. Esempio: €1.000 + 22% = €1.000 + €220 = €1.220 IVA inclusa.

Come si scorpora l'IVA da un prezzo?

Per scorporare l'IVA al 22%, dividi il totale per 1,22. L'imponibile è il risultato, l'IVA è la differenza. Esempio: €1.220 / 1,22 = €1.000 (imponibile) e €220 (IVA).

Cos'è lo split payment e quando si applica?

Lo split payment (scissione dei pagamenti, art. 17-ter DPR 633/72) prevede che la Pubblica Amministrazione paghi al fornitore solo l'imponibile e versi l'IVA direttamente all'Erario. Si applica alle cessioni di beni e prestazioni di servizi verso PA, enti pubblici e società controllate dalla PA. Il fornitore emette fattura con IVA esposta ma incassa solo il netto.

Cos'è il reverse charge e in quali settori si applica?

Il reverse charge (inversione contabile, art. 17 c.6 DPR 633/72) trasferisce l'obbligo di versare l'IVA dal venditore all'acquirente. Si applica in settori specifici: edilizia (subappalti), pulizia edifici, rottami metallici, energia e gas, cellulari e microprocessori (oltre soglia). L'acquirente integra la fattura con l'IVA e la registra sia nel registro acquisti che vendite (doppia registrazione).

Come funziona l'IVA nelle operazioni intracomunitarie?

Nelle cessioni intracomunitarie B2B tra soggetti con partita IVA UE (art. 41 DL 331/93), il venditore emette fattura senza IVA indicando «operazione non imponibile art. 41 DL 331/93». L'acquirente integra la fattura applicando l'aliquota IVA del proprio paese tramite reverse charge, registrandola sia nel registro acquisti che vendite. L'operazione è neutrale ai fini IVA per l'acquirente (IVA a debito = IVA a credito).

Quali sono le aliquote IVA in Italia?

22% — aliquota ordinaria (la maggior parte dei beni e servizi).
10% — ridotta (alimentari, ristoranti, ristrutturazioni).
5% — super-ridotta (erbe aromatiche, prestazioni socio-sanitarie).
4% — minima (pane, latte, libri, prima casa).

Differenza tra split payment e reverse charge?

Split payment: il fornitore emette fattura con IVA, la PA versa l'IVA all'Erario. Il fornitore non incassa l'IVA.
Reverse charge: il fornitore emette fattura senza IVA, l'acquirente la integra e la versa. Si applica in settori specifici e nelle operazioni intracomunitarie.
In entrambi i casi il venditore non versa l'IVA, ma le modalità e i contesti sono diversi.

Quando si applica l'aliquota IVA ridotta al 10%?

L'aliquota del 10% si applica a: alimentari lavorati (carne, pesce, formaggi, salumi), farmaci da banco, somministrazione di alimenti e bevande (bar e ristoranti), energia elettrica e gas per uso domestico, ristrutturazioni edilizie (sulla manodopera, non sui materiali oltre il valore della prestazione), soggiorni in albergo. La lista completa è nella Tabella A, Parte III del DPR 633/72.

Come si registra una fattura in reverse charge?

La fattura ricevuta senza IVA va integrata dall'acquirente con l'aliquota IVA applicabile. Si registra poi con doppia annotazione: nel registro acquisti (IVA a credito) e nel registro vendite (IVA a debito). Le due registrazioni si compensano, rendendo l'operazione neutra ai fini IVA. L'obbligo di integrazione e doppia registrazione vale sia per il reverse charge interno (edilizia, pulizie) sia per gli acquisti intracomunitari.

Come verifico se una partita IVA UE è valida?

Usa il sistema VIES (VAT Information Exchange System) della Commissione Europea. Inserisci il codice paese e il numero di partita IVA del cliente. Il sistema conferma se il numero è valido e registrato per operazioni intracomunitarie. Questa verifica è obbligatoria prima di emettere una fattura senza IVA per cessioni intra-UE: senza riscontro VIES positivo, devi applicare l'IVA italiana.

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